Tosca
”VicenzaLirica” (VI) e “Opera House” (VE)
Sabato 5 Dicembre 2009, ore 21:00 - Prezzo intero: 10 euro
( soci: 8 , bambini: 4)
Opera Lirica
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Per tutti
di Giacomo Puccini (libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giocosa)
A Puccini interessava assai più il dramma dell’amore perseguitato, piuttosto che il grande affresco storico condito di delitti e di sangue, ragion per la quale l’opera verte principalmente sul triangolo Scarpia-Tosca-Cavaradossi.
Popolari duetti e straordinarie romanze (Recondita armonia, Vissi d'arte, E lucevan le stelle) fanno da cornice alla concitata vicenda che raggiunge il suo acme drammatico nel monumentale second’atto.
Il libretto fu ricavato dal dramma omonimo di Victorien Sardou, ma fu ridotto da cinque a tre atti e snellito di molti particolari per concentrasi principalmente sul triangolo Scarpia - Tosca - Cavaradossi, in quanto a Puccini interessava assai più il dramma dell’amore perseguitato, piuttosto che il grande affresco storico condito di delitti e di sangue. Tosca è considerata l'opera più drammatica di Puccini, ricca com'è di colpi di scena e di trovate che tengono lo spettatore in costante tensione. Il discorso musicale si evolve in modo altrettanto rapido, caratterizzato da incisi tematici brevi e taglienti, spesso costruiti su armonie dissonanti, come quella prodotta dalla successione degli accordi del tema di Scarpia che apre l'opera. La vena melodica di Puccini ha modo di emergere nei duetti tra Tosca e Mario, nonché nelle tre celebri romanze, una per atto ("Recondita armonia", "Vissi d'arte", "E lucevan le stelle"), che rallentano in direzione lirica la concitazione della vicenda. L'acme drammatico è invece costituito dal secondo atto, che vede come protagonista il sadico barone Scarpia, nel quale l'orchestra pucciniana assume sonorità che anticipano l'estetica dell'espressionismo musicale tedesco.
Ambientata a Roma, Giugno 1800, in un'atmosfera tesa che segue l'eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia, e la caduta della prima Repubblica Romana.
Atto I
Nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle, Cesare Angelotti, ex-console dell’ormai caduta Romana Repubblica, evaso dalle carceri di Castel Sant’Angelo, cerca rifugio nella Cappella della famiglia Attavanti. Entrano in chiesa il sagrestano e il pittore Mario Cavaradossi: il giovane sta lavorando ad un’immagine di Maria Maddalena che ricorda nei tratti proprio la Marchesa Attavanti. Credendo di essere solo, Angelotti esce dal suo nascondiglio e viene soccorso da Mario, che condivide i suoi ideali rivoluzionari. Il loro colloquio è interrotto dall’arrivo di Floria Tosca, celebre cantante e innamorata del pittore. Angelotti si nasconde nuovamente mentre Tosca, vedendo il ritratto, fa una tremenda scenata di gelosia. Mario riesce a tranquillizzarla dandole appuntamento nella sua villa per trascorrere insieme la serata e Tosca si congeda con un bacio. Mario concorda quindi con l’Angelotti un piano per lasciare lo Stato, e i due escono insieme. Informati della sconfitta di Napoleone, il sagrestano, chierici, allievi e cantori irrompono in chiesa e intonano felici il Te Deum per festeggiare la presunta vittoria austriaca di Marengo. Nel frattempo, l’evasione di Angelotti è stata scoperta e il crudele Barone Scarpia, capo della polizia papale, giunge in chiesa sulle tracce del prigioniero. Da alcuni indizi Scarpia si convince che Cavaradossi ha aiutato l’evaso, e quando Tosca entra in chiesa, decide di suscitare abilmente la sua gelosia per trarne informazioni utili. Le mostra quindi il ventaglio della Marchesa Attavanti, trovato vicino ai colori di Mario, e poi finge ipocritamente di rassicurarla. Su tutte le furie, Tosca lascia la chiesa e Scarpia ordina al suo agente Spoletta di pedinarla.
Atto II
Mentre Scarpia sta cenando nelle sue stanze di Palazzo Farnese, giunge Spoletta, che ha seguito Tosca fino alla villa del Cavaradossi e, non trovando l’Angelotti, ha deciso di arrestare il pittore. Scarpia manda un biglietto d’invito a Tosca, di cui si ode l’esibizione nella Sala della Regina di Napoli, e fa entrare Mario, il quale protesta per il trattamento subito. Dopo un’iniziale studiata gentilezza, Scarpia interroga serratamente il Cavaradossi, il quale nega di aver veduto e aiutato Angelotti. Irrompe Tosca, che corre ad abbracciare il giovane innamorato, che però viene condotto nella camera delle torture. Udendo i suoi gemiti, Tosca allo stremo, confessa e rivela che il pozzo della villa altri non è che il nascondiglio dell’evaso. Mario, sanguinante, viene ricondotto davanti a Scarpia e rimprovera aspramente Tosca per il suo tradimento. All’annuncio della sconfitta napoleonica a Marengo, Mario non cela la sua gioia e viene immediatamente condannato a morte per alto tradimento. Tosca implora Scarpia di salvarlo, ed egli le propone di darsi a lui in cambio della vita di Mario. La giovane è inorridita, ma infine accetta. Sopraggiunge Spoletta con la notizia che Angelotti si è suicidato e che tutto è pronto per l’esecuzione di Cavaradossi. Ma Scarpia lo blocca e gli ordina di allestire una finta fucilazione, facendo caricare le armi a salve. Tuttavia, Tosca non si fida e pretende un salvacondotto per poter lasciare Roma senza rischi. Scarpia acconsente, si siede allo scrittoio mentre la donna sia aggira sulla tavola ancora imbandita; spinta dalla disperazione gli balena un’idea pazzesca, fissa il coltello, se ne impossessa furtivamente e, mentre il sadico uomo di potere cerca di abbracciarla, si trasforma in schizzofrenica assassina.
Atto III
A CasteI Sant’Angelo, in attesa della fucilazione, Cavaradossi rimpiange i momenti d’amore trascorsi con Tosca. La giovane sopraggiunge, gli mostra il lasciapassare e infine gli confessa l’omicidio. Poi gli spiega come fingere durante la messinscena della fucilazione, a cui assiste come ad una recita. Ma all’uscita dei soldati il suo Mario non si alza e appena si rende conto dell’odioso inganno di Scarpia, al sopraggiungere delle guardie, si getta disperata dalle mura del Castello.