Teatro Ca' Balbi

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El vapor de fero

Compagnia “Il Gruppo Teatrale per il Dialetto” - Trieste

Sabato  8 Aprile 2006, ore 21:00 - Prezzo intero: 7 euro (ridotto: 6 , soci: 4)

Per tutti

Tratto dalle “Maldobrie”, di Lino Carpinteri e Mariano Faraguna – regia di Gianfranco Saletta La vigorosa figura del vecchio capitano Nicolich ai tempi in cui si navigava ancora a vela, per cui preferivano le più leggere imbarcazioni in legno ai più resistenti e avveniristici vapori costruiti in metallo... Siamo vicini alla prima guerra mondiale e il dispotico patriarca ha la felice intuizione di investire tutto il patrimonio familiare nella realizzazione della nave del futuro e battere la concorrenza degli armatori concorrenti... Ma i figli sono contrari e...

note di regia In questa nuova e divertente vicenda prende vita la vigorosa figura del vecchio capitano Nicolich, sullo sfondo delle fortune della marineria nella città di Lussinpiccolo, ai tempi in cui si navigava ancora a vela e per questo motivo si preferivano le leggere imbarcazioni in legno ai più pesanti e avveniristici vapori costruiti in metallo. A onta della veneranda età, dei gravi problemi di salute e nell’imminenza del primo conflitto bellico, il dispotico patriarca ha la felice intuizione della necessità di investire tutto il denaro della famiglia nella realizzazione della nave del futuro, battendo sul tempo la concorrenza degli acerrimi armatori nemici, la famiglia dei Tarabocchia. Purtroppo a questo grande disegno del vecchio Nicolich sono assolutamente contrari proprio i suoi tre figli, oramai divenuti adulti, che tenteranno disperatamente in tutti i modi di impedire questa pericolosa esposizione finanziaria, temendo che li possa portare in breve tempo, data la testardaggine del padre nel perseguire il suo progetto, ad una veloce ed inarrestabile perdita dell’intero patrimonio familiare. commento di Erika Mattea Vida Non ci è dato di sapere con certezza assoluta dell’esistenza di un tempo perduto e migliore, in cui gli uomini, seppure nella loro intrinseca diversità di sesso, razza, lingue o idee, andassero d’amore e d’accordo e allo stesso tempo vivessero in pace tra loro le bestie: un tempo ipotetico in cui l’uomo sia stato in armonia con la natura e soddisfatto di sè. Eppure ne parlano i testi sacri di diversi popoli, la Bibbia per citarne uno, ne parlano i miti, le filosofie, le credenze e le religioni, riferendosi ora ad un remoto passato di felicità che non torna più a causa di svariate colpe, attribuibili all’uomo medesimo, ora alla promessa di un paradisiaco futuro altrettanto lontano. Quel che si sa però è che per le nostre vecchie province vi fu un’epoca “felix” più o meno fino allo scoppio della prima guerra mondiale, in cui genti assai differenti per etnia, credo religioso, lingua, usi e costumi, vivevano unite e relativamente in pace sotto la bandiera del commercio, del progresso, del benessere materiale e, perchè no?, anche spirituale Non si può certo affermare che questi popoli si amassero alla follia, ma perlomeno si comprendevano a meraviglia in virtù degli affari che dovevano concludere l’uno con l’altro e proprio per questo parlavano un’idioma comune, la lingua “franca” dei traffici, quello splendido istro-veneto marinaro infarcito soprattutto di termini slavi e tedeschi, ma anche francesi, ebraici, greci e di etimologia latina. Slonz, clanz, siba, slaif, sina, sinter, plafon, combinè, safer, bacuco piter, cacabus erano vocaboli che tutti potevano capire, in una sorta di spontaneo esperanto, dsa Trieste all’Istria e giù lungo le coste della Dalmazia e ancora più giù. Che l’oro di quella età, in cui sventolava sopra le nostre teste e sopra quelle di tanti altri la galina con do teste dell’Impero d’Austria e Ungheria e a scuola si cantava Serbidiola, fosse effettivamente oro a ventiquattro carati non è granchè rilevante.Quel che importa è che oggi è rimasta invece quella patina di romantica nostalgia, di eterno rimpianto, che ci permette di dire ancora una volta e con gusto no se pol, no xe più coem una volta, i tempi xe cambiai e che ha dato lo spunto a celebri nostri autori come Carpentieri e Faraguna per scrivere quel capolavoro di comicità che sono le “Maldobrie” e a grandi nostri registi ed attori come Gianfranco Saletta (anche se nato a Venezia, ormai triestino honoris causa) per confezionare a piccolo punto rappresentazioni teatrali di forte impatto emotivo, dall’accento autoctono ma trasversale, dal sapore quasi internazionale.
---------------------- Lo spettacolo è il nuovo allestimento del Gruppo Teatrale per il Dialetto diretto da Gianfranco Saletta, tratto dalle celeberrime “Maldobrie” di Lino Carpinteri e Mariano Faraguna, che continua la fortunata serie di produzioni teatrali dopo: “Udrai nel mar che mormora” (1999), “Porto Sconto” (2000), “Un biglietto da mille corone” (2001), “Marinaresca” (2002), “Una dona de polso” (2003), “I botoni de la montura” (2004), “Beato el turco” (2005). interpreti Gianfranco Saletta Laura Bardi Riccardo Canali Giorgio Amodeo Mariella Terragni Liliana decadeva Alessandro Predonzan Federica Zoldan Riccardo Beltrame Sergio Maggio Maria Giustina Testa Fabiana Bisulli regia Gianfranco Saletta scene Remigio Gabellino costumi Giuliana Artico musiche Livio Cecchelin elaborazione musicale Sandro Cecchelin adattamento Giorgio Amodeo