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        <title>Teatro Ca' Balbi - Sior Todero Brontolon</title>
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        <description>Parrocchia di San Benedetto (Bertesinella) - Vicenza</description>
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        <h2>  Spettacoli</h2>


<div class="xar-mod-head"><span class="xar-mod-title">Appuntamento per tutti + Primavera 2006 + commedia dell'arte</span></div>

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<br />

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<br />

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   <h1><strong>Title:</strong>&nbsp;Sior Todero Brontolon</h1>
<p><strong>Author:</strong>&nbsp;Siro</p>
<p>
<strong>Date:</strong> 05 Gennaio 2006 17.39.20  or Gio, 05 Gennaio 2006 17:39:20 </p>
<p><strong>Summary:</strong>&nbsp;Di Carlo Goldoni - regia di Roberto Giglio - www.ensemblevicenza.com
<br>Teodoro, “tradotto” in Todero, era il più rustico uomo del mondo, scontroso e difficile, che lasciò di sé grande fama a tal punto che a Venezia un brontolone, ancor oggi, lo si chiama sempre Todaro Brontolon!</p>
<p><strong>Body:</strong>&nbsp;<i><b>cenni sullo spettacolo (dalle memorie dell’Autore, Carlo Goldoni)</b></i>
Todero è il nome proprio della persona e vuol dire Teodoro: Brontolon non è il nome di famiglia di Todero, ma un adittivo che deriva da brontolare, soprannome datogli dalle persone che lo conoscono a fondo, che spiega e mette in ridicolo il di lui carattere inquieto, fastidioso e indiscreto.
Todero, se fosse anche della famiglia Brontoloni, per poco che conoscesse il proprio carattere non soffrirebbe esser così chiamato e cambierebbe di nome.
Non vi è niente di più fastidioso e di più molesto alla società di un uomo che brontola sempre; cioè che trova a dire su tutto, che non è mai contento di nulla, che tratta con asprezza, che parla con arroganza e si fa odiare da tutti. Todero, in questa commedia, non è brontolon solamente, ma avaro e superbo. L’avrei potuto intitolare o “Il Superbo” o “L’Avaro”; ma come la sua superbia consiste solamente nel comandar con durezza a’ suoi dipendenti e la sua avarizia è accompagnata da un taroccare fastidioso e insolente, ho creduto bene di intitolarlo dal difetto suo più molesto, ch’è il brontolone, ossia il vecchio fastidioso. Tutta la morale di questa commedia consiste nell’esposizione di un carattere odioso affinché se ne correggano quelli che si trovano, per loro disgrazia, attaccati da questa malattia. Infatti qual maggior disgrazia per un uomo che rendersi l’odio del pubblico, il flagello della famiglia, il ridicolo della servitù? Eppure, non è il mio Todero un carattere immaginario! Purtroppo vi sono al mondo di quelli che lo somigliano; e il tempo che rappresentavasi questa commedia, intesi nominare più e più originali, dai quali credevano ch’io lo avessi copiato. Dio mi guardi da esporre in pubblico il difetto di chi che sia in particolare; ma in verità, quando scorgo tai caratteri odiosi, faccio forza a me stesso e vi vuole tutto quel principio di onestà che mi sono prefisso, per risparmiar loro quel ridicolo che si danno da sé medesimi. Senza aver in vista persona alcuna, ho colto bene nel segno e la commedia, nonostante l’odiosità del protagonista, ha incontrato moltissimo, ed è stata con fortuna più volte rappresentata.

Conoscevo uno di quei vecchi di cattivo umore che faceva ammattire la famiglia e specialmente la nuora, assai bellina e piacevole, il cui marito tremava davanti al padre e ciò la faceva anche più infelice. Volli vendicare quella brava donna che vedevo molto spesso. Nello stesso quadro delineai il ritratto del marito e del suocero; lei era al corrente della cosa e godette più di tutti del successo della commedia; perché i modelli s’erano riconosciuti e lei li vide tornare da teatro, uno furibondo e l’altro umiliato. Ecco un riassunto della favola che avevo immaginato sulla base dei caratteri storici. Teodoro è un ricco mercante che tiene nella più dura ed umiliante soggezione il figlio Pellegrin e la nuora Marcolina, che non sono più ragazzi ed hanno una figlia da marito: Zanetta.
Il capo assoluto e dispotico della famiglia ha in casa un commesso di nome Desiderio, suo favorito e uomo di fiducia; costui, uomo scaltro e malvagio s’è impadronito dell’animo del vecchio e domina in casa quanto il padrone; il selvatico Teodoro lo sgrida e lo maltratta come gli altri, ma Desiderio sa sopportare quanto sa rubare. Quell’impertinente commesso spinge così avanti l’impudenza che induce Teodoro ad accordare in sposa Zanetta a un suo figlio di nome Nicoletto, all’insaputa dei genitori di lei. A quell’estremo atto di insensata autorità del padrone e di sfrontatezza del commesso, Marcolina non sa più trattenersi: è madre, è moglie, riesce a scaldare l’indolenza del marito, si oppone al sacrificio della figlia e tanto fa che scopre al padrone di casa le birbonate del suo preferito; riesce a farlo scacciare; persuade il marito a rendersi utile al vecchio; e accasa in modo onorevole la figliola. Il brontolone ammette che la nuora è donna di spirito e l’abbraccia brontolando…..

<i>personaggi</i>
Todero (mercante vecchio) 
Pellegrin (suo figliolo)
Marcolina (sua moglie)
Zanetta (loro figlia)
Desiderio (agente di Todero)
Nicoletto (figliolo di Desiderio)
Cecilia (cameriera di Marcolina)
Fortunata (vedova)
Meneghetto (suo cugino)
Gregorio (servitore tuttofare)

<i>interpreti</i>
CLAUDIO MANUZZATO
ROBERTO GIGLIO
IRMA SINICO
PATRIZIA APUZZO
FRANCO ZAMBERLAN
STEFANIA PIMAZZONI
CATUSCIA CASTALDI
ANNAMARIA PRESTO
ALESSANDRO BONOLLO
ARSENIO NICOLETTI

<i>musiche originali</i>
LEONARDO CASTELLANI

<i>costumi</i>
ANTONIA MUNARETTI

<i>fonica e luci</i>
FRANCO SINICO

<i>scenografie</i>
MARTINO MUNARINI

<i>assistente di scena</i>
ROSANGELA DISSEGNA

<i>regia</i>
ROBERTO GIGLIO</p>
<p><strong>Notes:</strong>&nbsp;1142110800</p>
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        <p>    <h3 align="center">Altri spettacoli:</h3>
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